martedì 27 aprile 2010

ITALIA - COCAINA, QUANDO ERA IL PAPA A FARNE USO

Riportiamo questa risposta di Paolo Granzotto a un lettore sul quotidiano 'Il Giornale'.

La droga è sempre circolata... Ne parla perfino Omero nell’Odissea.
Ricorda? Il nepente di Elena, il fiore dei lotofagi, tutta roba da sballo. Però un conto è la circolazione fra pochi intimi, un conto è il consumo di massa. Fenomeno abbastanza recente specie se riferito alla cocaina, alcaloide che è entrato in scena nella seconda metà dell’Ottocento riscuotendo, dapprima come farmaco, in seguito come stupefacente, un alto e duraturo gradimento. La sa la storia del Papa che beveva vino alla coca? Ne diede notizia il quotidiano Le Rappel che nel maggio del 1903 pubblicò un vistoso annuncio a pagamento dominato dall’immagine al tratto di Leone XIII. Vi si leggeva: «Sua Santità accorda una medaglia d’oro - Avendo trovato nel Grand Tonique Vin Mariani la fonte di sempre nuove forze, l’Augusto e Venerato pontefice si è compiaciuto di renderlo noto al mondo intero accordando al “benefattore dell’umanità” signor Mariani una medaglia d’oro». Seguiva lo stralcio della lettera a firma del Segretario di Stato, cardinal Mariano Rampolla, che accompagnava l’onorificenza: «Sua Santità si compiace di incaricarmi di ringraziare nel suo Augusto Nome l’amabile signor Mariani e di testimoniargli in maniera sensibile la Sua gratitudine». Infine, la rèclame: «Vino Mariani con coca del Perù - il Grande Tonico per le donne nervose e gli uomini deboli. Non c’è l’eguale per anemie, fiacchezza, esaurimento nervoso e la debilitazione generale. Facilita la digestione, scaccia la fatica e stimola l’appetito».
Sappia dunque, caro Bastianini, che nel 1863 Angelo Mariani, un còrso a mezzo fra il chimico, il farmacista e l’enologo, pensò bene di addizionare dell’ottimo Bordeaux con l’estratto di foglie di coca creando quello che volle chiamare vin tonique. Fu un successone, il vino andava a ruba e le vendite aumentarono ancor più quando l’ideatore ebbe l’intuito di pubblicizzarlo facendo dei più illustri clienti i testimonial del prodotto. Il Papa della Rerum Novarum, come abbiamo visto, ma anche la Regina Vittoria o Emile Zola («Formulo i più vivi apprezzamenti per questo vino di giovinezza che riporta alla vita, conserva la forza a quanti l’hanno e la rende a quanti l’hanno perduta») o, ancora, la più esplicita Jane de la Vaudére, musa della Belle Epoque («Questo vino è cantare, volare, amare senza sosta; è aprire, nel paese dei sogni, una porta sull’infinito!»). Il tonico di Angelo Mariani ebbe, com’è naturale, molti imitatori: in Italia fu la Buton a produrre fino agli anni Venti del Novecento la «Coca Buton», il «liquore che fortifica», come si leggeva nella pubblicità dell’epoca, «il liquore degli intellettuali». Ma il più fortunato degli imitatori fu mister John Stith Pemberton di Atlanta, Georgia, che si mise a imbottigliare un «French Wine Coca» in tutto simile all’originale, ma che più tardi e per via del proibizionismo imposto dallo Stato georgiano, sostituito il vino con l’acqua, trasformò in un beveraggio dissetante e tonificante che chiamò Coca Cola.

FONTE: http://droghe.aduc.it/notizia/cocaina+quando+era+papa+farne+uso_117504.php

venerdì 9 aprile 2010

L'Open Source e' un diritto protetto dalla legge

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale pronunciandosi sul caso della Regione Piemonte, accusata dal governo di violazione della libera concorrenza per aver promosso l'uso del software libero nella pubblica amministrazione regionale. Secondo la Corte, l'open source ha una vita autonoma ed essendo in licenza “copyleft”, cioe' senza diritti d'autore, non puo' essere accusato di ledere i programmi proprietari.

Fonte:

http://www.softwarelibero.it/Corte_Costituzionale_favorisce_softwarelibero

Poco più d'un anno fa il Consiglio della Regione Piemonte approvava una Legge1 che stabiliva: "...la Regione nella scelta dei programmi per elaboratore elettronico, privilegia i programmi appartenenti alla categoria del software libero e i programmi il cui codice è ispezionabile dal titolare della licenza." (art. 6 co. 2°).

La scelta veniva accolta con entusiasmo dai sostenitori del Software Libero e da una grande parte della società civile mentre la Presidenza del Consiglio dei Ministri impugnava questa norma chiedendo alla Corte Costituzionale di dichiararla illegittima.

Il 23 marzo scorso la Corte ha stabilito2 che la preferenza per il software libero è legittima e rispetta il principio della libertà di concorrenza.

Sottolinea la Regione3: "non sarebbe dato comprendere come la scelta di un ente rispetto ad una caratteristica, e non ad un prodotto ... possa essere considerata invasiva della norma sulla tutela della concorrenza". Poco dopo la stessa Corte chiarisce: "I concetti di software libero e di software con codice ispezionabile non sono nozioni concernenti una determinata tecnologia, marca o prodotto, bensì esprimono una caratteristica giuridica".

In sostanza, secondo la Corte preferire Software Libero non viola la libertà di concorrenza, in quanto la libertà del software è una caratteristica giuridica generale e non una caratteristica tecnologica legata a uno specifico prodotto o marchio: questa sentenza mette a nudo l'inconsistenza degli argomenti di quanti, fino ad oggi, si sono opposti all'adozione di norme che favoriscono il software libero argomentando che confliggono con il principio di "neutralità tecnologica".

Il ricorso muoveva altri rilievi, alcuni dei quali sono stati giustamente accolti dalla Corte Costituzionale che ha annullato il 3° comma dell'articolo 1 e l'articolo 3, migliorando così il testo della Legge.

Cannabis terapeutica in Puglia

Da oggi saranno a totale carico del servizio sanitario regionale pugliese i farmaci a base di cannabis per i malati terminali in Puglia.
E' quanto stabilisce la delibera di giunta n. 308/10 che autorizza le farmacie ospedaliere a erogare cannabinoidi a pazienti in regime di ricovero o day hospital.


(Fonte: dirittiglobali.it)

INGHILTERRA: PETER BARBER SELEZIONA LE PECORE CHE SI TOSANO DA SOLE!

La nuova creazione britannica potrebbe rivoluzione il mercato della lana e far risparmiare agli allevatori tempo e soldi spesi in costosa manodopera. “Exlana” è il nome della nuova specie di pecore realizzata da un incrocio di differenti razze esotiche, tra cui tra cui la pecora “Pancianera” tipica delle Barbados e quella “St. Croix” delle Isole Vergini.
Peter Barber, 54 anni, è l’ideatore del progetto che, secondo imminenti stime, porterà al risparmio di diverse migliaia di sterline. “Un tempo passavamo ore e ore a tosare le pecore – ha affermato l’ingegnoso allevatore al Daily Mail – ma con la svalutazione della lana tutto il processo ci faceva perdere soldi oltre a essere una grandissima scocciatura“. Poi spiega come è sbocciata l’utopia, poi divenuta realtà, delle pecore che si tosano da sole: “Dieci anni fa in Bolivia e in Brasile – rileva il ricercatore, a capo di un gruppo di altri 9 allevatori – ho visto che esistevano delle pecore che perdevano il pelo naturalmente. Ho preso il loro dna, incrociandolo con quella di altre razze tropicali, per creare il mix perfetto, che perdesse il pelo e potesse resistere alle nostre temperature. Adesso ho migliaia di pecore auto-tosanti nella mia fattoria”. TUTTA VIA ESISTE UNA SOSTANZIALE DIFFERENZA tra le normali pecore e le Exlana. Infatti, mentre ogni esemplare delle prime produce oltre 9kg di lana, ogni Exlana ne fornirà appena 500g. Al contrario però, la nuova razza è maggiormente resistente ai parassiti e la lana prodotta necessita in misura minore di trattamenti chimici. Per la stampa britannica, tale impensabile rivoluzione “annullerà 7mila anni di tradizione della tosatura”.

fonte: http://www.stranomavero.info/tag/peter-barber/ , Ansa .