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domenica 8 gennaio 2012
Comunicato Stampa 4-20 Smoke Out, Manifestazione ad Amsterdam contro la politica del wietpass per i coffe shop
Il 20 Aprile 2012 molte persone amanti della cannabis e favorevoli alla depenalizzazione raggiungeranno Amsterda da tutta l’Olanda e da molti altri paesi internazionali, per dimostrare che non sono disposti a essere discriminati dal governo Olandase.
La maggior parte degli Olandesi sono convinti che la nuova politica dello weed pass (tesseramento soci) che il governo vorrebbe introdurre entro maggio 2012
discrimina le persone non Olandesi, turisti e non solo, che non potrebbero entrare se il sistema proposto dall’attuale governo venisse approvato.
La popolazione si rifiuta di prendere parte a questa discriminazione verso persone che sono uguali a loro.
Il timore è che questo provvedimento porti ad una apertura di un mercato nero parallelo a quello dei club privati ( in cui si trasformerebbero i coffee shop) favorendo la criminalità organizzata. Infatti il provvedimento non modifica la legittima possibilità del turista a comprare , trasportare e consumare fino a un massimo di 5 grammi.
Nella situazione in cui un turista viene fermato dalla polizia, e trovato con massimo 5 grammi di cannabis, non incorrerà dunque in gravi conseguenze legali. Come è adesso.
La logica conseguenza sarà quindi che il turista verrà comunque ad Amsterdam rivolgendosi al mercato illegale per consumare cannabis, lasciando così molti soldi nelle mani delle mafie, senza che il Governo possa vere un controlo della situazione.
II principale pilastro sulla quale era originariamente fondata la politica di tolleranza olandese era la tutela della salute pubblica comune , con inoltre l’importante obbiettivo di separare i mercati dei droghe leggere (soft drug) da quello delle droghe pesanti (hard drug).
La soluzione di introdurre negozi nei quali venissero vendute a termini di legge le droghe leggere è stata scelta come la migliore ipotesi per separare questi due mercati.
Tutte le persone (purché maggiorenni) che desideravano provare gli effetti della cannabis, e i suoi derivati, potevano ( e potranno finchè non verrà approvato il nuovo provvedimento) andare nei cofee shop e comprare legalmente marijuana e fumare una canna, oppure provare il vaporizzatore, in compagnia dei propri amici e in un ambiente sicuro.
La politica delo weed pass, inoltre, spinge anche i consumatori olandesi più occasionali verso il mercato illegale, infatti difficilmente si andrebbero a iscrivere ad un coffee-shop-club , registrando tutto con i propri dati personali ,solo per provare una volta la cannabis.
Certo, alcuni cittadini smetterebbero di fumare, ma il grande timore è che la maggioranza si trasformi in attività allegali.
Il ministro olandese della giutizia e della sicurezza ha dichiarato "La nuova politica non entrerà in vigore fino al 1 ° maggio 2012!"
Ed è per questo che tutti i proprietari e lavoratori dei coffeeshops olandesi, cittadini dell’Olanda amanti della cannabis, turisti e appasionati da molti paesi europei, convergeranno su Amsterdam il 20 aprile 2012.
Tutti insieme ad Amsterdam per partecipare a quelle che potrebbe essere l’ultima possibilità di godere della politica di tolleranza olandese, godere della libertà di fumare e comprare cannabis nei coffe shop olandesi legalmente e pagando le tasse. Per far si che il Governo Olandese senta il nostro dissenso verso la discriminazione che vogliono attuare.
Quel giorno, molto probabilmente, la manifestazione “4-20 Smoke Out” apparirà in diverse località, dando vita alla protesta contro la nuova politica discriminante olandese sulla cannabis e i coffee shop.
Articolo originale in inglese di di Peter Lunk, attivista Cannabis
pubblicato su www.coffeeshopnieuws.nl/index.php/pressrelease-english
Per maggiori informazioni: www.coffeeshopnieuws.nl
domenica 16 ottobre 2011
Situazoni disperate
Per quanto una situazione possa sembrare disperata, c'è sempre una possibilità di soluzione.
Quando tutto attorno è buio non c'è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all'oscurità.
(Haruki Murakami )
sabato 30 luglio 2011
CANNE E OUTING - GLI ESPERIMENTI SCIENTIFICI DI VITTORIO FELTRI
"Si', mi sono fatto una canna, ma una sola". E cosi anche Vittorio Feltri lo ammette, ospite del morning show di Emilio Pappagallo su Radio Rock 106.600, racconta: "Chiesi a uno dei miei quattro figli, ero giovane, di farmene una. L'ho fatto di nascosto a mia moglie, per un interesse scientifico. Dopo due-tre boccate ho commentato: dammi una malbolo che questa non sa di niente. E cosi' abbiamo smitizzato la canna in famiglia!".
ASCOLTA IL PODCAST DELL'INTERVISTA! clicca qui .
( la domanda Pappagallo la fa quasi alla fine dell'intervista, un po di pazienza..)
fonte: aduc.it, emiliopappagallo.it
giovedì 28 ottobre 2010
CANAPA: GLI ASPETTI ECONOMICI DELLA LEGALIZZAZIONE
Ma sono cifre controverse, dice Philip Cook della Duke University nel North Carolina, e anche l'ultimo studio di Rand sottolinea l'incertezza di questo tipo di valutazioni. Le entrate fiscali potrebbero discostarsi molto da quell'1,4 miliardi -in più o in meno- giacché il calcolo si basa su troppe incognite. Di quanto, nell'immediato, salirebbe la domanda di cannabis qualora fosse legale? Quanti soldi dovrebbe investire lo Stato in prevenzione e controllo? Quanto sarebbe il peso degli home grower (coloro che coltivano la cannabis in casa propria)? Sono tutte domande che avranno una risposta solo se i cittadini approveranno il referendum e con la legge operativa. "La California potrebbe diventare un grande terreno di studio", dice Cook.
Gli attivisti californiani hanno dalla loro vari economisti. Già il premio Nobel Milton Friedman sosteneva la legalizzazione delle droghe in generale. "Il proibizionismo sulle droghe altro non è che un aiuto statale ai cartelli criminali", spiegava l'economista alla Neue Zuercher Zeitung negli anni novanta. L'iniziativa californiana non si spinge a tanto: riguarda solo la cannabis; prevede l'età minima di 21 anni; le imposte dovrebbero finanziare il sistema sanitario e l'informazione; toccherebbe ai Comuni autorizzare i coffee shop.
Al di qua dell'Atlantico ci sono già esperienze di questo tipo; in Olanda i coffee shop hanno una trentina d'anni. A fine mese, su Amsterdam Law Forum della Vrijen Universiteit apparirà un articolo di Martijn Boermans che approfondisce gli aspetti economici della legalizzazione della cannabis. Accanto alle entrate fiscali, Boermans vede un altro vantaggio: la legalizzazione tiene separato il mercato delle droghe. "Lo spacciatore non vende solo droghe leggere, ma anche pesanti". In Olanda il consumo legale di cannabis ha fatto diminuire l'uso delle droghe pesanti. Una conferma viene dall'Osservatorio europeo sulle droghe, che segnala un numero di morti per droga decisamente inferiore alla media europea. Va detto però che i giovani olandesi assumono più spesso ecstasy ed allucinogeni dei loro coetanei dei Paesi vicini. Tornando alle imposte, il ministero delle Finanze parla di entrate per 450 milioni di euro all'anno, grazie anche al contributo dei turisti stranieri cui si attribuisce uno spinello su due.
In Germania la legalizzazione della cannabis farebbe incassare al Fisco 900 milioni di euro all'anno, indicano le stime di suddeutsche.de: il doppio dello spumante. Ma anche qui è difficile dire quanto rimarrebbe allo Stato una volta dedotte le spese per il controllo, la prevenzione e la sanità. Ci sarebbe però da calcolare anche l'Iva e le imposte generate dai nuovi posti di lavoro nei coffee shop. Però al ministero delle Finanze tedesco tutto il ragionamento appare una sciocchezza. Un suo portavoce spiega che la legalizzazione riguarda la politica sanitaria e giudiziaria, e ben poco il fisco. "Gli aspetti fiscali non hanno nessun ruolo".
FONTE: http://droghe.aduc.it/articolo/legalizzare+cannabis+aspetti+economici_18242.php
martedì 18 maggio 2010
L'ECCESSO, L'ABUSO, IL TROPPO
venerdì 9 aprile 2010
L'Open Source e' un diritto protetto dalla legge
Lo ha stabilito la Corte Costituzionale pronunciandosi sul caso della Regione Piemonte, accusata dal governo di violazione della libera concorrenza per aver promosso l'uso del software libero nella pubblica amministrazione regionale. Secondo la Corte, l'open source ha una vita autonoma ed essendo in licenza “copyleft”, cioe' senza diritti d'autore, non puo' essere accusato di ledere i programmi proprietari.
Fonte:
http://www.softwarelibero.it/Corte_Costituzionale_favorisce_softwarelibero
Poco più d'un anno fa il Consiglio della Regione Piemonte approvava una Legge1 che stabiliva: "...la Regione nella scelta dei programmi per elaboratore elettronico, privilegia i programmi appartenenti alla categoria del software libero e i programmi il cui codice è ispezionabile dal titolare della licenza." (art. 6 co. 2°).
La scelta veniva accolta con entusiasmo dai sostenitori del Software Libero e da una grande parte della società civile mentre la Presidenza del Consiglio dei Ministri impugnava questa norma chiedendo alla Corte Costituzionale di dichiararla illegittima.
Il 23 marzo scorso la Corte ha stabilito2 che la preferenza per il software libero è legittima e rispetta il principio della libertà di concorrenza.
Sottolinea la Regione3: "non sarebbe dato comprendere come la scelta di un ente rispetto ad una caratteristica, e non ad un prodotto ... possa essere considerata invasiva della norma sulla tutela della concorrenza". Poco dopo la stessa Corte chiarisce: "I concetti di software libero e di software con codice ispezionabile non sono nozioni concernenti una determinata tecnologia, marca o prodotto, bensì esprimono una caratteristica giuridica".
In sostanza, secondo la Corte preferire Software Libero non viola la libertà di concorrenza, in quanto la libertà del software è una caratteristica giuridica generale e non una caratteristica tecnologica legata a uno specifico prodotto o marchio: questa sentenza mette a nudo l'inconsistenza degli argomenti di quanti, fino ad oggi, si sono opposti all'adozione di norme che favoriscono il software libero argomentando che confliggono con il principio di "neutralità tecnologica".
Il ricorso muoveva altri rilievi, alcuni dei quali sono stati giustamente accolti dalla Corte Costituzionale che ha annullato il 3° comma dell'articolo 1 e l'articolo 3, migliorando così il testo della Legge.
domenica 4 aprile 2010
WORLD WIDE WEB

Nelle tv nazionali si vedono sempre più spesso trasmissioni dedicate ai pericoli del Web: è
recente uno speciale del TG4 in cui Emilio Fede definisce Facebook “un dramma vero e autentico” chiedendo poi a gran voce la chiusura dei social network. Come se la Rete fosse la causa di ogni male nel mondo adolescenziale, un oscuro nascondiglio di pervertiti e molestatori o un luogo di ritrovo per guerrafondai e terroristi (da notare che sui social network gli utenti si registrano col proprio nome e cognome reale). Questo è solo un piccolo esempio del ‘taglio’ che i nostri mass media danno del World Wide Web, a dimostrazione del fatto che temono di perdere il monopolio dell’informazione.
Ma per fortuna il web è una realtà viva, creata e alimentata da tutti noi e fortunatamente la risposta alle accuse infondate e alle calunnie non si è fatta attendere. E’ con immenso piacere che
segnaliamo la nascita un nuovo, importante progetto in continua evoluzione.
IO AMO INTERNET: è un’iniziativa lanciata da Riccardo Luna (Dir. Wired Italia) per un uso
libero, ma anche responsabile, della Rete.
Internet e il web oggi sono nella vita di miliardi di persone in tutto il pianeta. Non rappresentano un mondo a sé, ma uno strumento di cultura, progresso, impresa e comunicazione. L’utilizzo di questi strumenti non richiede nuove leggi, laddove già quelle esistenti definiscono quali comportamenti sono ammessi e quali sono proibiti. Il controllo eccessivo di Internet non solo non è tecnicamente possibile e fallimentare ovunque sia stato tentato, ma comporterebbe un’esclusione dalla costruzione e partecipazione attiva dal presente e futuro degli italiani.
Per queste ragioni il gruppo Amo Internet si oppone a iniziative legislative di controllo, come vengono effettuate con sempre maggiore frequenza in Italia. Effettuate sotto varie etichette che
paiono ragionevoli a chi non ha modo di dedicare il tempo necessario per la loro analisi, guardate più a fondo ognuna di queste manifesta una natura repressiva, con effetti collaterali disastrosi per lo sviluppo sano, trasparente e legale delle tecnologie di rete in Italia. Paradossalmente sono queste stesse leggi che renderebbero le attività indesiderabili o criminali più difficilmente controllabili. In occasione della conferenza mondiale “Science for Peace”, è stato inoltre lanciato il progetto “Internet for Peace” che propone di candidare il Web al Premio Nobel per la pace 2010. E’ stato creato anche un sito dedicato; uno spazio no-profit di incontro e confronto tra gli internauti interessati al tema della pace e della comunicazione globale. Il sito ha uno spazio riservato ai subscribers, rivolto cioè a tutti coloro che vogliono aderire alla campagne e sottoscrivere il manifesto del progetto. Un enorme planisfero visualizzerà in tempo reale i nomi e la provenienza di tutte le persone che nel mondo avranno sostenuto la candidatura di Internet al premio Nobel. Questo sito è aperto a raccogliere le voci di quanti desiderano esprimersi intorno all’idea che la Rete sia un grande mezzo per diffondere messaggi di pace.
Gli utenti potranno contribuire alla campagna creando video e foto che rappresentano la loro
versione del manifesto Internet for Peace.
Il Perché di questa candidatura è presto detto. Internet non è solo una rete di computer collegati tra loro o un contenitore di pagine navigabili dagli utenti, ma un potente strumento di comunicazione in grado di oltrepassare distanze dettate da restrizioni di tipo politico e militare.
Internet è uno strumento di democrazia fruibile da tutti, veicolo di messaggi di solidarietà e PACE. E’ il più grande strumento di avvicinamento tra le persone che l’umanità abbia mai concepito. I Social Network come Facebook, Twitter, LinkedIn, la condivisione della conoscenza come Wikipedia, il teatro unico offerto dai vari Vimeo e YouTube, e tutti gli altri strumenti di
condivisione di idee, pensieri, progetti, fanno di Internet il luogo in cui l’umanità si incontra ogni
giorno. E se questa vi pare una affermazione forte, fate caso a quanti “abitanti” ha Facebook (oltre 300 milioni) e paragonatela alla dimensione di una Nazione come l’Italia (meno di 60 milioni).
Facebook ha più utenti che Italia, Germania e Giappone (insieme) abitanti!
Dal dating alla Cultura, gli abitanti di questo pianeta stanno usano la Rete per incontrarsi e
conoscersi. E questo avviene in ogni dove e in ogni istante. Questa vicinanza costituisce le
condizioni ideali nelle quali la PACE può avere l’opportunità di fiorire (alla faccia di quella
disinformazione televisiva e spesso politica che gode dal citare la Rete solo quando deve parlare di pedofilia o di fomentatori di violenza).
Per tutti quelli che volessero dare un contributo reale a costruire un mondo migliore (perchè di
questo si tratta), l’invito è di condividere/divulgare questa notizia e sottoscrivere la propria adesione su www.internetforpeace.org
Scritto da Matteo Gracis e Andrea Carrara su http://www.enjoint.info/?p=1777
IMMAGINE : http://www.internetforpeace.org/img/logoWwwInternetForPeace.gif
Marco Pancini, European Senior Policy Counsel
- http://eu.techcrunch.com/2009/08/05/european-commission-13-of-eu-citizens-have-never-used-the-web/
lunedì 22 marzo 2010
RICICLARE LE VECCHIE AGENDE
Conservare è meglio che buttare. E tutte le persone che non si sono disfatte delle vecchie agendequest’anno avranno una piacevole sorpresa. Il taccuino del 1999 può essere ancora usata anche nel 2010. Anch’esso comincia con venerdì 1 gennaio. Non essendo, quello in corso un anno bisestile, tutti gli altri giorni coincidono.Dopo la bellezza di 15 anni, chi ha custodito gelosamente uno di questi
oggetti cartacei lo può usare a partire da subito. La curiosa scoperta è stata fatta da Ecodalle città.it, notiziario dedicato all’ambiente urbano.Ma non è finita. Nel 2010 si può usare anche l’agenda del 1993 o del 1982. Per il prossimo anno (2011) potremo scrivere gli appuntamenti su quella del 2005 o quella del 1994. Peggio andrà nel 2012 quando si potrà adoperare solo l’agenda di 28 anni prima (1984).Un’ultima curiosità. Tutti coloro che nel 2009 hanno ricevuto in regalo almeno due agendine possono custodirne una per soli 6 anni, tornerà utile, infatti, nel 2015.
fonte:
http://www.quillee.net/strano-ma-vero/le-vecchie-agende-del-questanno-si-possono-riciclare/
LA CLASSIFICA DELLE PEGGIORI AZIENDE DEL MONDO
base a diversi parametri l’etica delle grandi imprese multinazionali. Agli ultimi posti di questa
classifica si trovano quindi le peggiori aziende del mondo, quelle che hanno un grave impatto
negativo sulla vita delle persone per le condizioni di lavoro o i danni che provocano. Non è proprio
un catalogo esaustivo dei mali del mondo, ma è una buona approssimazione.
Nella classifica ci sono 581 grandi compagnie dei più diversi settori economici: negli ultimi 20
posti troviamo compagnie minerarie come la Newmont, più volte accusata di aver inquinato
e distrutto l’ambiente naturale e i territori abitati da popolazioni indigene in Ghana, Indonesia,
Perù e nelle terre indiane degli Stati Uniti. O la Harmony Gold mining, accusata di simili abusi e
recentemente finita sui media per la morte di 60 minatori in Sud Africa. La Grupo Mexico, per i
numerosi incidenti mortali e le pessime condizioni di lavoro dei suoi minatori, e la Freeport-
McMoran, che con l’aiuto del governo indonesiano ha depredato per anni le terre indigene
dell’isola di Papua ed è stata spesso accusata di abusi e omicidi.
Oltre alle compagnie minerarie, tra le imprese “cattive” nella classifica di Covalence ci sono
diverse compagnie petrolifere, che devastano l’ambiente e i territori incontaminati del nostro
pianeta proprio come le compagnie minerarie, e spesso provocando danni anche molto più gravi.
Tra le peggiori troviamo la Shell, con una lista di crimini ambientali praticamente senza fine e il
sostegno a dittature sanguinarie come quella che decise la morte del poeta Ken Saro-Wiwa in
Nigeria. Poi la Chevron, che è stata accusata di inquinamento e sistematiche violazioni dei diritti
umani sia in Nigeria che in Ecuador. O la Total, recentemente accusata di utilizzare schiavi per la
costruzione di un oleodotto in Birmania in complicità con il regime locale. E ancora la Occidental
Petroleum, accusata di aver provocato enormi danni ambientali in diversi territori indigeni in
Peru, Ecuador e Colombia. Come dimenticare poi la Halliburton, già datrice di lavoro dell’ex
vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney e coinvolta in prima linea nella gestione delle risorse
petrolifere irachene dopo la guerra in Iraq.
Le compagnie petrolifere e minerarie infatti sono molto spesso responsabili della distruzione degli
habitat naturali dei popoli indigeni: come fa notare l’associazione Survival International, la
storia di Avatar non è affatto fantasia, ma realtà, proprio in questo momento, in molti luoghi del
nostro pianeta. E non finisce quasi mai con la vittoria dei buoni.
Ma la peggiore in assoluto in questa classifica è la Monsanto, leader mondiale nella produzione
di pesticidi e coltivazioni geneticamente modificate, accusata di una quantità di abusi senza
fine mirati al controllo dell’agricoltura mondiale con effetti devastanti sull’ambiente e sulla vita
dei coltivatori nei Paesi poveri. Nello stesso settore c’è la svizzera Syngenta, multata alle Hawaii
per inquinamento da pesticidi.
E poi, al 571° posto su 581 tra le multinazionali del mondo, in fondo alla scala dell’etica, c’è
l’italiana Mediaset. Il motivo è piuttosto ovvio: appartiene a un uomo che è anche il Presidente del
Consiglio del suo Paese, e utilizza il suo potere politico per favorire la sua azienda, nonché per
danneggiare la concorrenza. Inoltre è plurindagato per corruzione e falso in bilancio, e fa di tutto
perintimidire e limitare la libertà d’informazione. Infatti, nella classifica, Mediaset è
considerata la peggiore al mondo nel setfa che collezionare primati. Negativi.
FONTE: agoravox.it , http://www.enjoint.info/?p=1739 ,
giovedì 11 marzo 2010
BUONE NOTIZIE- Occupazione femminile
Occupazione femminile
Secondo i dati resi noti dalla Cgil Medici in occasione della Festa della Donna, dal 2005 al 2008 la presenza di donne nel Servizio Sanitario nazionale e' aumentata dal 30% al 35%. Attualmente e' donna un medico su tre mentre solo una su dieci arriva al ruolo di dirigente medico (primario).
Anche le Poste Italiane meritano una citazione: complessivamente le donne assunte sono 77mila, il 52%.
I direttori donna sono il 59% e dirigono 7.018 uffici su un totale di 14 mila.
Fonte: Nonsolobotte, e la news letter di cacao elefante

